AL TEMPO STESSO

La mostra Al tempo stesso, ospitata presso la galleria Tabularasa Teké di Carrara, presenta diversi cicli di lavori realizzati tra il 2007 e il 2017 articolando il percorso dell’esposizione in tre ambienti e nelle vetrine esterne.

L'allestimento è stato progettato tenendo conto e integrando gli spazi della galleria che conservano ancora parte del mobilio di un ex negozio di biancheria per la casa.

La mostra propone un percorso che attraversa varie tematiche care al lavoro di Vendramel quali: la relazione, esplorata tramite il dialogo tra materiali incongrui, il peso della memoria, mediante l’uso di oggetti che l’artista manipola e rielabora, il carattere transitorio della materia e l’esperienza della scultura come testimonianza intima del divenire.

Soffio#5 2013, vetro soffiato e metallo, cm 27x26x24

Soffio#5 2013, vetro soffiato e metallo, cm 27x26x24

Nella prima stanza e nelle vetrine esterne si trovano i lavori più recenti: strutture in metallo composte di tondino di ferro e stoffa o fili di cotone. Il linguaggio essenziale e quasi grafico di questi lavori, affronta il dialogo tra la solidità del metallo che rimanda al disegno e la morbidezza del tessuto che vi si adagia.

Interventi nelle vetrine esterne

Interventi nelle vetrine esterne

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Figura 2016 - Metallo - cm 140x120x7

Figura 2016 - Metallo - cm 140x120x7

Passaggi e Figura#2 - Tondino di ferro, tessuto e manufatti vari - Dimensioni ambientali

Passaggi e Figura#2 - Tondino di ferro, tessuto e manufatti vari - Dimensioni ambientali

Passaggi 2016 -Tondino in metallo e stoffa

Passaggi 2016 -Tondino in metallo e stoffa

Questi assemblaggi nascono da opere precedenti e per la maggior parte sono frammenti di un'unica grande scultura (Corpo mobile), tagliata a pezzi al termine di una mostra per motivi di praticità. 

Ognuna di queste sculture è quindi la rielaborazione di opere precedenti che trovano nuova vita trattenendo al loro interno tracce di passaggi avvenuti.

All'àncora di un corrimano  2016, tondino di ferro e filo di cotone, cm 173x130x16

All'àncora di un corrimano  2016, tondino di ferro e filo di cotone, cm 173x130x16

All'àncora di un corrimano,  dettaglio

All'àncora di un corrimano,  dettaglio

Non estranea al mondo della pazzia per aver attraversato la pazzia del mondo,  era inizialmente parte di una grande installazione esposta en plein air e danneggiata una notte, da un gruppo di vandali; la carcassa rimasta, ribaltata e rielaborata, ritrova nuova vita in questa forma.

La schiettezza della pietra posta a terra contraddice il movimento oscillante della struttura, la ruvidità dell'esile metallo corroso e malmenato è compensata dalla cura con cui dei fili di cotone di colore chiaro vengono intrecciati alla struttura.

Il connubio di elementi eterogenei sorretti da un pezzo di pietra che ne fa da baricentro (approdo/appiglio) descrivono il vuoto di una presenza fragile ed eretta al tempo stesso.

Il titolo è tratto da una testo relativo all’opera di Carol Rama.

Non estranea al mondo della pazzia per aver attraversato la pazzia del mondo 2016, metallo, cotone, pietra, cm 161x66x61 

Non estranea al mondo della pazzia per aver attraversato la pazzia del mondo 2016, metallo, cotone, pietra, cm 161x66x61 

In un luogo di passaggio tra una stanza e l'altra, c'è una piccola scultura a muro (Carrara, La sculpture) realizzata nel 1997 durante la prima permanenza di Silvia a Carrara: un’opera composta da un frammento di calco in silicone (matrice), sorretto da una struttura in metallo che allude alla potenzialità della montagna e alla forte attività di estrazione che caratterizza questo territorio.

Carrara, la sculpture 1997,  ferro e silicone, cm 30x18x16

Carrara, la sculpture 1997,  ferro e silicone, cm 30x18x16

Nel secondo spazio sono presenti alcuni Soffi (2012/2014), opere realizzate facendo espandere il vetro all'interno di manufatti di uso domestico.

La serie mette in relazione il dialogo tra vetro e metallo, gesto e memoria.

Nel suo farsi, ogni scultura subisce uno sviluppo autonomo, dettato dalla costrizione/contrizione che la struttura in metallo  imprime al vetro fatto espandere  fino al limite del collasso.

La trasformazione dallo stato liquido a quello solido, l’azione incandescente, tanto veloce quanto irrevocabile e il non poter prevedere la forma che la soffiatura genererà, sono  tutti aspetti che caratterizzano questi lavori nati da un processo di reazione che si materializza attraverso un unico gesto: il soffio appunto.

L'allestimento integra il mobilio già presente nello spazio e sfrutta la presenza di un piccolo antro/sgabuzzino al quale non è possibile accedere rimanendo spettatori dal di fuori.

Soffio#2, S#3, S#21, S#22, 2013/2014, vetro soffiato e metallo

Soffio#2, S#3, S#21, S#22, 2013/2014, vetro soffiato e metallo

Soffio#2, #3, 2013, vetro soffiato e metallo, cm 18x17x25/14x13x12

Soffio#2, #3, 2013, vetro soffiato e metallo, cm 18x17x25/14x13x12

Soffio#21, 2014, vetro soffiato e metallo, cm 22x30x25

Soffio#21, 2014, vetro soffiato e metallo, cm 22x30x25

Visione d'insieme

Visione d'insieme

La terza e ultima sala è occupata da “Di qualcosa il fondo, per qualcosa il coperchio”, un'intervento che  trasforma la sala seminterrata della galleria in un luogo di silenziosa sacralità.

Un’ imponente volume di sabbia compressa ricavato dal riempimento di una vasca da bagno (semicupio) è collocato al centro della stanza, le pareti e la base dell’opera sono rivestite da tessuti e creano una continuità tra soggetto e ambiente, tra opera, pavimento e pareti.

L’utilizzo della sabbia, di cui Vendramel fa uso da alcuni anni, si concentra sul carattere transitorio della materia, il rimando all'intimità del corpo, all’atto del lavarsi e prendersi cura di se, fa emergere il contrasto tra l’apparente solidità della materia e il suo carattere friabile.  

La vasca capovolta e integrata in tal modo all’ambiente che la ospita, prende le sembianze, per assonanza di forma e dimensioni, di un sarcofago etrusco.

Il rimando alla leggerezza dei giochi in riva al mare (stampini) si contrappone all'apparente solidità della scultura richiamando il senso del tempo e dei suoi effetti.

Di qualcosa il fondo, per qualcosa il coperchio,  2016, sabbia compressa, tessuto, legno, dimensioni ambientali

Di qualcosa il fondo, per qualcosa il coperchio,  2016, sabbia compressa, tessuto, legno, dimensioni ambientali

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 Allontanandosi di poco  2017, pittura su specchio, cm 40x30x1

 Allontanandosi di poco  2017, pittura su specchio, cm 40x30x1

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Foto Nicola Belluzzi e Alessandro Paolini

Foto Nicola Belluzzi e Alessandro Paolini